Ave, Cesare | Joel & Ethan Coen

TRAMA

Eddie Mannix ha una vita imprevedibile; lavora infatti come fixer per la casa di produzione cinematografica Capitol Pictures ed il suo compito consiste nel risolvere problematiche legate all’immagine degli attori.
Tra i tanti problemi, che Mannix deve risolvere, risalta il trovare un marito all’attrice DeeAnna Moran, rimasta incinta ancora nubile; pagare il riscatto per il rapimento dell’attore Baird Whitlock, divo di Hollywood e protagonista del film peplum, Ave, Cesare! sequestrato da un gruppo di sceneggiatori comunisti; convincere il regista Laurence Lorentz ad ingaggiare la star del western, Hobie Doyle, per un dramma in costume, nonostante l’attore sia totalmente inetto.
Il fixer risulta tuttavia insoddisfatto del suo lavoro, poiché lo costringe lontano dalla famiglia, prendendo, dunque, seriamente in considerazione l’idea di accettare un impiego alla compagnia aerea Lockheed Corporation, settore dal futuro radioso, seppur caratterizzato da una vita monotona.

ANALISI

Ancora una volta, i fratelli più famosi del cinema americano non risparmiano nessuno sotto il loro spiccato black humour.
Le vittime designate risultano il contorto sistema hollywoodiano, all’epoca dello Studio System e la nevrosi americana degli anni 50, nei confronti del comunismo – dovuta soprattutto al maccartismo coevo.
Vi è, inoltre, una profonda riflessione sul mondo del cinema e dell’industria audiovisiva, con attenzione al rappresentante della Lockheed, che profetizzerà la crisi del sistema cinematografico, una volta diffusa la televisione tra le famiglie.

COMMENTO

Anche in questo film, i Coen dimostrano le loro ottime doti di sceneggiatori, che emergono soprattutto nell’esilarante scena del dibattito religioso fra un rabbino e tre rappresentanti del cristianesimo (rispettivamente cattolico, ortodosso e protestante) e nella rappresentazione caricaturale del gruppo di comunisti.
Il film non sarà forse uno dei migliori della coppia – anche per la trama un po’ confusionaria – ma merita, senz’altro, per la sua vena satirica sempre molto pungente.

VOTO: 3,5/5

Recensione a cura di Carlo N. Servili

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