Fuocoammare | Gianfranco Rosi

TRAMA

Samuele è un bambino lampedusano, che, come tanti suoi coetanei, ama passare il tempo giocando all’aperto con la sua fionda – benché affetto da occhio pigro – ed interrogandosi su tutto quanto gli avviene intorno. La sua vita non sembra risentire del fatto che a Lampedusa, da molto tempo , migliaia di migranti tentano di sbarcare, per fuggire le tragedie nei loro paesi. Lo stesso non si può dire riguardo il dottor Pietro Bartòlo: egli si è sempre occupato personalmente di visitare ogni profugo, testimoniando l’orrore, che la maggior parte subisce durante il tragitto verso l’Europa

ANALISI

Pur raccontando una realtà molto forte dal punto di vista emotivo, Rosi decide di non usare immagini scioccanti, che potrebbero cadere facilmente nella manipolazione ideologica, ma utilizza la macchina da presa come l’occhio di uno spettatore immaginario; tale occhio segue i migranti a partire dallo sbarco, fino alla collocazione nei centri di accoglienza, raccogliendo testimonianze tragiche, ma anche messaggi di speranza e momenti ricreativi.
Il documentario accoglie il film di Samuele, sulla vita del quale gli eventi non hanno potere. Anche qui, la macchina da presa segue il bambino attraverso il suo quotidiano, dalla scuola, alla cena con la famiglia, passando per le visite mediche ed i giochi con i coetanei.
l’occhio pigro del ragazzino metaforizza la mancanza di “vista” della comunità europea su un tema così delicato come quello dell’immigrazione.

COMMENTO

Il film andrebbe visto per la sincerità, con cui è stato girato. Gianfranco Rosi, infatti, non cerca mai l’autocompiacimento e la strumentalizzazione, neanche quando si trova a girare immagini forti. Al contrario, fa sentire un grande senso di partecipazione e onestà dello sguardo.

VOTO: 4/5

Recensione a cura di Carlo N. Servili

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