Don Chisciotte de la Mancha | Miguel de Cervantes

DESCRIZIONE RAPIDA

TITOLO: Don Chisciotte de la Manchia
originale: El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha
AUTORE: Miguel de Cervantes
GENERE: Romanzo cavalleresco
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1605

 

TRAMA

Amante dei romanzi cavallereschi, Alonso Quijano subisce a tal punto le proprie letture, da divenirne folle. Intraprende, così, un viaggio attraverso la Spagna, durante il quale si proclama cavaliere errante, divenendo Don Chisciotte e finendo col coinvolgere il povero Sancho Panza 

ANALISI

I poemi epico – cavallereschi e la lirica trobadorica provenzale sviluppano una tematica, che conoscerà grande fortuna nella tradizione letteraria, a partire dall’undicesimo/dodicesimo secolo. Essa coincide con l’ Amor cortese. 
Detto Amor Cortese implica subordinazione sentimentale di un cavaliere verso una nobildonna: sebbene il medioevo preveda l’abnegazione femminile, l’ Amor Cortese ne esalta la superiorità, quantomeno, interiore, cui il medesimo cavaliere si vota, considerando l’amata bella sopra ogni altra figura e riservandole fedeltà assoluta.
Seguono, durante i secoli e attraverso lo sviluppo dei canoni letterari, alcuni poeti siculo – toscani, nel trattare l’argomento, ma restano centrali lo Stilnovismo e i poemi cavallereschi fra Quattrocento e Cinquecento, ovvero l’ Orlando Innamorato e l’Orlando Furioso.
Perché un excursus sull’Amor Cortese? Il Don Chisciotte concretizza parodia proprio riguardo i poemi cavallereschi, pertanto vi confluiscono le relative tematiche – parzialmente illustrate finora; si ricordi Dulcinea del Toboso, immaginaria signora, amata dal protagonista. La follia costituisce ulteriore materia letteraria ed esprime insoddisfazione verso il mondo circostante . Don Chisciotte vorrebbe renderlo tangibile espressione di una volontà individuale, la propria, disilludendosi dopo ogni avventura. Il concreto Sancho Panza bilancia le sue gesta. Lo scudiero incarna  razionalità,  pensiero elaborato,  pragmaticità. Risulta evidente la contrapposizione fra follia e razionalità, fra soggettività ed obiettività. Il protagonista non conosce la propria condizione, non ne sembra consapevole; la continua ricerca di avventure simboleggia il rincorrere se stesso, il rendersi partecipe di un sistema, esistente solo nella sua mente. Don Chisciotte costruisce un’individualità, attraverso la quale attua conformazione alla dimensione cavalleresca.
Ma numerosissimi risultano i riferimenti intertestuali. Il singolo capitolo, incentrato sul pastore Crisostomo, coinvolge la lirica latina –  soprattutto l’autore Properzio – la Commedia dantesca e l’avventura editoriale dell’Eneide.
La narrazione procede abbastanza lineare; essa usufruisce di alcuni pretesti letterari, mentre l’intreccio abbraccia situazioni spinte sino all’inverosimile, suscitando ilarità nel lettore. Il registro stilistico risulta vario: molto curato, quasi alto per Don Chisciotte – ormai personaggio fuori tempo, pressoché archetipo dei medesimi cavalieri erranti – mentre semplice, ma ironico per Sancho Panza. Domina, dunque, la pregnanza formale, che si adatta ad ogni livello sociale e genere umano.

COMMENTO

Mai noioso e costantemente vivo. Le battute di arresto si verificano solo durante le soste dalle avventure, che, tuttavia, risultano animate dai divertenti sproloqui fra Don Chisciotte ed il fedele Sancho.

CURIOSITà

Don Chisciotte costituisce il personaggio preferito da Dostoevskij.

Recensione a cura di Valeria Provenziani